Come cambiare l’Umbria

giovedì, gennaio 17th, 2013 @ 7:24PM

Di Ada Urbani*

Mentre l’attenzione della gente è attirata sempre di più, giustamente e comprensibilmente, dalle notizie sulla campagna elettorale, chi amministra l’Umbria – lontano dalle preoccupazioni elettorali volte al rinnovo del Parlamento nazionale – continua a fare come e meglio di sempre la stessa politica di conservazione del potere. Qualche esempio tratto dai giornali di questi giorni. Ci vuole un anno di attesa per fare un esame specialistico, ma non è questo che preoccupa chi ci amministra. Quello che interessa sono le lotte per la scelta dei manager che governano la sanità. Potenziali collettori di voti. I trasporti regionali sono al collasso. Su Umbria mobilità ci sono indagini della Corte dei Conti ed esposti. È un problema ? Grande ! ma quello che si legifera a palazzo Cesaroni riguarda gli stipendi dei nove direttori regionali. A loro, da sempre, si è dato troppo: alla pari, o forse più, di quello che guadagna il Presidente della Giunta regionale. Una cosa, pare, vietata dalla legge.

Potrei andare avanti su questo tono, ma quanto detto è sufficiente a sottolineare la lontananza degli amministratori umbri dai guai che ogni giorno la gente è costretta ad affrontare, a causa di una amministrazione inefficiente e sprecona.

Perché allora gli umbri non cambiano ?

Primo perché in una piccola realtà come la nostra è enorme il numero di quanti hanno avuto il posto e ricevono la busta paga dalla Regione, dalle provincie, dai comuni o dai disastrati enti o società a capitale pubblico, gestori di servizi. Altrettanto sproporzionato è lo stuolo dei consulenti degli enti pubblici e di coloro che, più o meno direttamente, sono legati alle pubbliche amministrazioni. Un numero cresciuto in Umbria del 46% nel 2011, come ha denunciato il rapporto del Ministero della pubblica amministrazione, così che la nostra regione è la prima in Italia per consulenze. Solo questo dato ‘congela’ il voto di gran parte degli elettori sulle posizioni della sinistra. Quindi, anche se di sinistra quegli elettori non sono più, per il motivo di cui sopra, spesso preferiscono mandare giù bocconi amari e subire forti condizionamenti.

Ecco perché occorrono persone disponibili e coraggiose per realizzare una alternativa. Se l’opposizione (che alle politiche di solo cinque anni fa era al 45%) potesse contare su tutti quelli che sono toccati dal malgoverno, il cambiamento sarebbe cosa fatta.

È su questi punti che occorre agire per far crollare dalle fondamenta il sistema. E non sarà certo Beppe Grillo, di fatto contiguo alla sinistra, a riuscirci.

*Senatore PDL

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