Il PD non discute la legge sul fine vita, ma apre il registro delle unioni civili

sabato, settembre 22nd, 2012 @ 12:26PM

Il PdL non riesce a far discutere in Senato la legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), meglio nota come legge sul “fine vita”. Il PD, per bocca del suo segretario, dice che si tratta di un argomento in grado di essere usato strumentalmente per la campagna elettorale e quindi la legge non si può approvare. In verità i giornali sorvolano il primo problema, mentre sull’iniziativa del “registro delle unioni”, divulgano la “modernità” che Bersani ed il Pd vogliono dare al Paese, a partire dal comune di Milano, con una campagna mediatica di grande portata.
Curiosa la motivazione di una delle coppie iscritte sul registro voluto dalla giunta Pisapia: “Il matrimonio ha un costo non indifferente; abbiamo un mutuo da pagare e non possiamo permetterci nuove spese. Per questo abbiamo deciso di iscriverci al registro”. Debole motivazione per una iniziativa di cui non si comprende il valore legale né gli effetti sulla sfera giuridica di chi si iscrive.
La ricaduta, come dicevo, è stata più mediatica che di sostanza: 17 coppie iscritte sono davvero poca cosa in un comune con quasi un milione e mezzo di abitanti ! Però l’iniziativa della giunta rossa un effetto l’ha avuto: svalutare il concetto di matrimonio descritto nella Costituzione, equiparandolo, nella mentalità corrente, alle unioni omosessuali ed eterosessuali. Quasi che i figli siano un corollario marginale nel matrimonio dove, inoltre, ai diritti dei coniugi corrispondano doveri notevoli – convivenza, mantenimento, fedeltà, assistenza, educazione dei figli – sui quali chi si “unisce” non si impegna affatto.
La verità è che non crediamo nel matrimonio” – ha dichiarato un’altra coppia. Ecco, forse l’essenza del problema sta qui: non si crede al matrimonio, ma siccome il vivere sociale, anche in una micro-società quale è la coppia, richiede regole, allora si cerca un matrimonio in formato minore, possibilmente con i soli vantaggi economici.
Il risultato di questo frastuono, che si concretizza in strumenti come il “registro della unioni”, è il farsi largo di un rifiuto del matrimonio senza nemmeno sapere cosa esso sia dal punto di vista giuridico e senza conoscerne il valore sociale.
Ancora una volta la sinistra anziché affrontare i temi spinosi del lavoro che manca, dei servizi alle famiglie, soprattutto alle donne che lavorano costrette a difficili slalom per far conciliare tempi di vita e quelli professionali, getta fumo negli occhi alla pubblica opinione.
Temi di coscienza, che richiederebbero un ben altro livello di dialogo, sono affrontati con stupefacente superficialità, spesso ridotti a slogan che trasformano i consessi istituzionali in stadi di calcio dove ognuno cerca di accattivarsi la tifoseria senza vedere un po’ più lontano, come richiesto a chi dovrebbe essere statista e non solo politico.

*Senatrice PdL

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Categories: Comunicati Stampa

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