Una riforma indispensabile ma da valutare

martedì, marzo 27th, 2012 @ 12:17PM

Tanti e troppo preoccupati per una riforma del lavoro complessa e articolata, ancora da conoscere e valutare in tutte le sue sfaccettature, che il Parlamento deve esaminare e, ove necessario, migliorare per tutelare i diritti e definire i doveri di tutti, perché “lavoro, lavoro, lavoro” è quello che manca al nostro Paese.
Per capire il problema del lavoro si deve partire da un presupposto importante: non ci può essere né un uso eccessivo di flessibilità quando si assume, per non generare precariato, né ci possono essere lavoratori iper garantiti, perché questo induce a non assumere in forma stabile. Contemporaneamente, visto l’aumento dell’età pensionabile, occorre tenere aperto il mercato del lavoro anche per i meno giovani, riqualificandoli.
L’idea è di superare l’attuale contrapposizione tra le generazioni e anche i pregiudizi ideologici che – a quarant’anni dallo Statuto dei lavoratori – ancora incombono sul mondo del lavoro e determinano situazioni di privilegio e di precarietà, perpetuate da quel mondo sindacale che si preoccupa solo di una parte invece che dell’insieme.
Ecco, allora, che con la riforma, se da un lato si introduce una maggiore flessibilità in uscita, dall’altro si rende più onerosa, per il datore di lavoro, la flessibilità in entrata, diventando più conveniente, conosciute le qualità del dipendente, stabilizzare l’impiego. La riforma dunque introduce il merito nelle imprese, per cui nessun lavoratore potrà “campare” sulle spalle dei suoi compagni, al riparo della legge, e si cambia l’articolo diciotto dello Statuto dei lavoratori, una anomalia tutta italiana che la stessa Unione europea chiedeva di modificare, mentre con l’Aspi si individua una nuova forma di ammortizzatore che accompagna fino al nuovo impiego.
Questo duplice intervento va letto dentro la visione dell’impresa dove a ciascuno è richiesto di assumere un ruolo preciso, fortemente collaborativo.
La riforma, migliorata, perché ha criticità da sanare è una premessa importante per far ripartire l’economia, a condizione che contestualmente cali il costo del lavoro, diminuisca complessivamente la pressione fiscale e le banche tornino a fare banca anziché finanza, permettendo all’impresa un giusto accesso al credito.
Ridisegnare il sistema dei rapporti di lavoro e le tutele per i disoccupati, uscendo dall’ottica assistenziale – pagata per altro soprattutto dai giovani – è indispensabile se parteciperà a promuovere, attraverso il lavoro, quello sviluppo che porterà l’Italia fuori dal guado.

Senatrice PdL

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Categories: Comunicati Stampa

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