Ambizione e molto fumo

martedì, novembre 9th, 2010 @ 12:30PM

Una analisi “a freddo” del discorso di Fini evidenzia pochi punti essenziali della strategia del Presidente della Camera: ha passato il cerino della fine del Governo al presidente Berlusconi (che non lo ascolterà); ha detto che vuole l’UDC nel Governo, per controbilanciare il peso – a suo dire eccessivo – della Lega. In realtà Fini non vuole le elezioni ora – non è ancora pronto, tant’è che ha dato appuntamento ai suoi a Milano, dove nascerà il suo partito. Ha evocato l’UDC, ma solo come utile paracadute nel caso di elezioni anticipate che coglierebbero FLI in mezzo al guado e non in grado di presentarsi agli elettori. Malgrado le pompose dichiarazioni e i richiami ad una cultura di cui non si individuano i confini e i riferimenti storici, Fini rischia di fare un grande piacere alle sinistre, di cui si
dichiara alternativa. Per questo cerca di tenersele buone, dietro le spalle, “esercito di riserva” caso mai
… A tenere insieme gli amici di Fini sembra essere il sentimento antileghista e il disprezzo per il premier
Berlusconi. Certo è che Fini si propone – magari dopo una fase di passaggio – come il futuro premier
per raccogliere, in modo cruento, l’eredità di Berlusconi.
E l’Italia, i bisogni del Paese, le difficoltà economiche ?
Sono un grande sfondo, richiamato con una serie di punti programmatici (quelli del “tavolo” delle
parti sociali) che però il Governo, con ministri come Sacconi e Tremonti, sta perseguendo. Certo più
lentamente del necessario, a causa della crisi europea e delle peculiari difficoltà dell’Italia. Attento –
per motivi elettorali – al sud Italia, Fini si è dimenticato che a condizionare la crescita di quelle terre è
la mafia e la criminalità organizzata, non la mancanza di risorse.
Attenzione allora alle sirene: il Presidente della Camera, in evidente conflitto di ruoli, parla da capo di
partito quasi come parlerebbe della politica un leader religioso. Parla di onestà, ma non si chiede da
dove vengono gli onesti che l’hanno seguito. Non erano nel PDL ? Nel PDL ci sono milioni di persone
oneste, quelle che “tirano la carretta”, che ogni giorno aprono il negozio o mandano avanti aziende
e si fidano di un Presidente del Consiglio che da Fini viene addirittura valutato meno dei vecchi
politici della prima Repubblica. Si è dimenticato forse che la prima Repubblica è caduta a causa della
corruzione della classe dirigente che aveva espresso ? Oggi non è così. E se perfino il Presidente della
Camera di telefonate ne ha fatte parecchie, malgrado il gran lavoro della Magistratura, la classe
politica non è quel colabrodo che la si dipinge, anche se tutto è certamente perfettibile.
Siamo in una fase di passaggio verso la democrazia compiuta, cioè quella che nasce dalla volontà
popolare e ad essa torna. Un concetto che fa tremare i politici avvezzi ai giochi di palazzo.
Io penso che l’Italia non abbia bisogno di nuovi patti, ma di persone che rispettino i patti. Non ha
bisogno di nuovi programmi, ma di persone che rinuncino ai propri fini personali pur di realizzare i
programmi.
Il PDL è una grande opportunità per rinnovare la vita politica italiana. “Oltre”, per ora, io vedo solo
ambizioni personali, desiderio di tornare a vecchi giochi, retorica e molto, molto fumo.

*senatore PDL

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Categories: Comunicati Stampa

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