Intervento in Assemblea della Sen. Ada Spadoni Urbani durante la seduta n° 235 del 08/07/2009 “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”

giovedì, luglio 9th, 2009 @ 11:22AM

Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, la legge finanziaria dello scorso anno, che segna un punto di svolta nell’amministrazione dello Stato, si completa, tassello dopo tassello, con una serie di norme che declinano i princìpi innovatori in essa contenuti. Il presente disegno di legge si propone, in questo contesto, come un atto strategico dell’amministrazione centrale per il rilancio industriale e produttivo del nostro Paese, nonché come punto di svolta per la ricostituzione di quelle premesse che servono al suo ammodernamento. Un ammodernamento frutto di un progetto che vede il Paese inserito in un contesto internazionale dove non mancano le sfide portate da nuovi soggetti, sfide alle quali, negli anni del Governo della sinistra, non si è riusciti a dare la più piccola risposta.

Il Governo Prodi non sapeva che cosa voleva. Ma lo voleva a tutti i costi! Si sono infatti introdotte norme contraddittorie, a conservazione di un sistema di sviluppo legato al passato, privilegiando visioni arcaiche della concertazione, esponendo l’Italia ad una sudditanza verso l’Unione europea di cui si coglievano i diktat e mai le opportunità. Era l’Italia che aborriva il nucleare, ma acquistava energia nucleare prodotta ad un passo dalle proprie frontiere; l’Italia che acconsentiva alla mistificazione dei propri prodotti di qualità senza difenderli. Tutti sappiamo che le condizioni di base per qualsiasi attività economica sono individuabili anzitutto in una disponibilità di energia adeguata ed a basso costo. Così come, poi, è indispensabile un complesso di agevolazioni economiche per il primo periodo d’impresa, idoneo a lanciare l’attività in modo che essa nasca senza essere oberata da debiti. Un terzo elemento, oggi più che mai importante, è dato infine dalla facilità di acquisizione di tecnologie all’avanguardia che consentano di affrontare la concorrenza internazionale e la tutela dei propri brevetti e marchi troppo spesso oggetto di contraffazioni. Questi punti sono tutti affrontati nella legge delega che siamo chiamati ad approvare e formano così, insieme a numerose altre disposizioni, uno scenario nuovo entro il quale si può collocare la ripresa economica. Le scelte strategiche contenute in questa legge vanno oltre la crisi mondiale ed approntano un sistema complesso. Il ritorno dell’Italia, 22 anni dopo il referendum, alla produzione di energia nucleare è certamente la scelta che più ci impegna: siamo infatti tutti consapevoli della necessità di approntare modalità sicure nella produzione e nello smaltimento dei residui. Ma siamo anche consapevoli dell’inevitabilità di questa soluzione perché i combustibili fossili sono comunque dannosi per l’ambiente e le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di fornire le quantità energetiche necessarie al Paese. Questo se non vogliamo ridurre la questione ad una mera proposizione scolastica di teorie o di ideologie. Comunque la scelta energetica contenuta nel decreto in esame oggi è certamente saggia, perché non riducibile alla sola scelta nucleare. Sono infatti previsti incentivi per il consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili e una globale ristrutturazione del sistema con abrogazioni e creazioni di enti che riguardano anche i gestori dei prodotti petroliferi. Tra le scelte a sostegno delle aziende c’è quella di incentivi che non riguardano esclusivamente elementi finanziari. Ritengo infatti che sia importante, per una attività economica, anche una partecipazione qualificante ad una rete di imprese – che vengono oggi ad assumere lo stesso ruolo dei distretti industriali – o è essere proiettati, magari in questo contesto, verso una imprenditoria internazionalizzata con il sostegno di enti che promuovano ed agevolino la penetrazione italiana all’estero. La lotta alla contraffazione di marchi e brevetti che viene incrementata con le regole che oggi approveremo tende a valorizzare le imprese che pongono su un piano qualitativamente elevato la propria produzione. È la sfida della qualità quella che dobbiamo sostenere qui e sempre. Credo che questo provvedimento, balzato alle cronache con minore evidenza di molte altre notizie meno sostanziose e più fantasiose, sia la tela sulla quale il Governo potrà disegnare il nuovo progetto di crescita che il Paese ed i lavoratori in primo luogo aspettano. Perché senza la produzione di nuova ricchezza non c’è prospettiva di miglioramento per nessuno. E c’è uno sviluppo civile, fatto dal mantenimento delle agevolazioni per l’editoria; dalla class action che, per fortuna, non avrà effetto retroattivo; dal premio alle Regioni che ospitano impianti per la estrazione di gas e petrolio; dalle liberalizzazioni degli scali aeroportuali; dall’eliminazione di quegli elettrodomestici che provocano sprechi energetici… A questo sviluppo possiamo e dobbiamo concorrere tutti e in misura maggiore di quanto fatto finora. Perché l’Italia si riavvia oggi a competere alla pari con gli altri Paesi, ma questa sfida potrà essere vinta se in ogni aspetto della convivenza civile sapremo ritrovare, dentro un orizzonte comune, prospettive condivisibili per tutti gli italiani. Oggi siamo ad un punto di svolta importantissimo dal punto di vista economico e sociale. Chi non lo comprende e resta attaccato al passato non fa certo il bene della propria gente: resta nel porto – mi si perdoni la citazione – come una barca che desidera il mare aperto, eppure lo teme!

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Categories: Comunicati Stampa

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