Intervento in Assemblea della Sen. Ada Spadoni Urbani durante la seduta n° 175 del 18/03/2009 “Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico, nonchè in materia di cure palliative e di terapia del dolore”

martedì, aprile 7th, 2009 @ 4:55PM

Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, vorrei poter trovare le parole più chiare per esprimere il mio pensiero, perché sono certa che ciascuno, nella discussione dì questo atto, ha provato a dare ciò in cui profondamente crede. E se non sarà possibile votare in modo condiviso il presente atto, che almeno ci sia un confronto chiaro che faccia comprendere alla gente fuori dal Palazzo cosa pensa e propone ciascuno.

Qui, in quest’Aula, si confronta l’Italia, un Paese dove purtroppo qualcuno deve ancora scoprire che la pluralità delle idee è una ricchezza, ma un Paese che certamente ha, nel profondo della sua anima popolare, un grande amore per la vita, un grande rispetto per ogni vita! Non esiste per me, e voglio pensare per nessuno, il desiderio di affermare un diritto a morire per escludersi dalla relazione con gli altri. Certo, la scienza ha posto (e ne porrà ancora) dilemmi nuovi: dove finisce la vita? Quando si può parlare di accanimento terapeutico? Allora voterò questa legge, che pure introduce un diritto di scelta sui trattamenti che si desiderano nel momento in cui ci si trovasse in situazioni terminali. Un diritto sul quale ho molte perplessità ma che è ben delineato e limitato, per esempio, laddove il testo dice – mi riferisco all’articolo 3, comma 6 – che l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono da considerare forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare la sofferenza fino alla fine della vita. Voterò questa legge anche se non credo che ci possa essere, da parte dei singoli cittadini, e malgrado la figura del medico presente al momento della dichiarazione anticipata di trattamento, una informazione realmente approfondita sui molteplici casi che si possono determinare. Il ruolo del medico deve essere, a mio avviso, quello dell’alleato che ogni cittadino ha per la tutela della propria salute; un alleato che non può essere vincolato da decisioni prese magari lontano nel tempo. Mi sento di esprimere, allora, contrarietà a quelle posizioni che possono indurre medici ed infermieri ad agire anche contro la propria coscienza. Non possiamo usare loro questa violenza. Anche la figura del terzo fiduciario, posta dalla legge quale depositaria dell’attuazione della volontà altrui, non è a mio avviso facilmente accettabile, per quanto persona indicata in questa sorta di testamento, essendo in ballo diritti indisponibili e personalismi quale il diritto alla vita. Il terzo fiduciario non è una opzione che ritengo vicina alle mie convinzioni e nemmeno in linea col dettato costituzionale. Queste sono mie valutazioni. La norma oggi in discussione mi sembra un punto di equilibrio perché non inocula nella nostra gente la sfiducia verso la vita e consente, insieme, margini di decisione in un ambito che spero sia sufficientemente delineato. Certo, colleghi, ammetto che ho avuto il dubbio che dietro alcuni portatori di una certa cultura ci sia la considerazione che ha fatto l’OCSE recentemente: nella società occidentale – si leggeva in un suo studio – gli ultimi due anni di vita di una persona richiedono ai sistemi sanitari oneri economici pari a quelli sopportati in tutti gli anni precedentemente vissuti. Noi – sono sicura – non vogliamo porci da questa angolazione visuale delle cose. Credo che chi sarà chiamato ad interpretare nei singoli casi questa legge debba sapere chiaramente che non è questa la nostra volontà. Mi fermo qui, perché, come ho già detto, quest’Aula può trovare in questa normativa un punto di equilibrio ed io voglio condividerlo. Stiamo attenti, però: quando si vuol diventare padroni della vita fino a chiuderla per sempre ci vuole una responsabilità ed una cognizione delle cose molto superiore a quelle che attualmente abbiamo, che solo chi le ha create può avere. Questa conclusione la dedico al collega Veronesi, che ha lottato tutta la vita per salvare vite umane.

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Categories: Comunicati Stampa

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