Intervento in Assemblea della Sen. Ada Spadoni Urbani durante la seduta n° 157 del 24/02/2009 “Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonchè disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e alla Corte dei conti”

martedì, aprile 7th, 2009 @ 4:38PM

Signora Presidente nella pubblica amministrazione ci sono tante persone che lavorano bene e proprio loro desiderano che tutti facciano altrettanto per non sentire più che, a differenza di Francia o Germania dove va tutto bene, in Italia lo Stato non funziona e sembra essere quella palla al piede di cui qualcuno ha parlato, mentre ci sono tanti dipendenti pubblici che lavorano con dignità e decoro e danno un apporto fortissimo all’azione del nostro Paese.

In questo quadro, il disegno volto a conseguire un reale ammodernamento della pubblica amministrazione è una delle sfide che dobbiamo vincere per rendere l’Italia un Paese che possa raggiungere gli standard nazionali più civili del mondo. L’apparato statale deve stare al passo del corpo sociale, al quale si debbono offrire livelli di efficienza adeguati ai bisogni dei cittadini e del sistema produttivo. Il Governo, soprattutto con l’azione del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, ha già conseguito risultati importanti contro l’assenteismo e ha prodotto diversi disegni di legge su tutti gli aspetti che questo versante presenta. Presto, dunque, dovremmo discutere di altri atti, come quello che ridefinisce le regole del processo del lavoro, che compongono i tasselli di un unico quadro di insieme. Malgrado le polemiche – ne abbiamo sentita qualcuna – che alcuni conservatori hanno sollevato, tali azioni non vanno contro i desiderata della maggior parte degli stessi lavoratori pubblici, la maggioranza dei quali – mi piace ripeterlo – fa il proprio lavoro con capacità e con generosità. Queste azioni, anzi, recepiscono quanto molti dei lavoratori da tempo auspicano, cioè un salto di qualità del proprio lavoro ed il conseguente miglioramento della qualità e quantità dei servizi offerti, riconoscendo ad ogni lavoratore responsabilità e meriti. È in questo contesto che siamo chiamati di nuovo ad esaminare il disegno di legge, tra i cui fondamenti principali che voglio ricordare vanno menzionati quelli della separazione tra politica ed amministrazione, aspetto importante, specie in tema di valutazione del personale, e della convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato. Questa è una piccolissima risposta al senatore Scanu da parte di una persona che non ha mai fatto la sindacalista. Al disegno di legge licenziato da quest’Aula la Camera dei deputati ha apportato alcune modifiche, illustrate dal relatore, che però non hanno mutato l’impianto complessivo, anzi, in alcuni punti lo hanno migliorato. Mi riferisco, in particolare, alla modifica che restituisce alla contrattazione collettiva la retribuzione, nel caso della dirigenza del Servizio sanitario nazionale, escludendo la stessa dall’ambito di applicazione della norma che fissa nella misura del 30 per cento del salario complessivo la componente dello stesso legata al conseguimento dei risultati. Ecco che interviene il criterio del merito. Questo per me è un aspetto estremamente importante. Ritengo opportuna anche la modifica con la quale si subordina la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro a compimento non più dell’anzianità massima contributiva, ma dell’anzianità massima di servizio. Sono favorevole a che si lascino le persone libere di lavorare finché esse vogliono, perché il lavoro è vita e molte persone hanno dei grossi problemi quando smettono di lavorare. Forse questo non va detto, ma io lo penso sinceramente. Queste novità sono state inserite con il contributo anche della minoranza, o dell’opposizione (preferisco definirla così, perché quando ero io a far parte della minoranza amavo che venisse definita in questo modo). Si è trattato di un contributo fattivo e non capisco, infatti, perché adesso alcune cose non vanno, professor Ichino. Abbiamo lavorato insieme, ottenendo buoni risultati, per giungere alla formulazione di un testo che appare abbastanza condiviso, anzi appariva, almeno fino a ieri, mentre oggi ci è stato annunciato che così non è. A questo punto, l’auspicio del Ministro che il Senato della Repubblica approvi senza ulteriori modifiche il disegno di legge delega è certamente da accogliere, a mio avviso, positivamente, anche grazie all’impegno che lo stesso Ministro ha assunto in Commissione nell’assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento in sede di elaborazione e di trattazione dei decreti legislativi. Ricordiamo, infatti, che questa che stiamo conferendo al Governo è una delega. Come ha fatto il collega Lauro che mi ha preceduto, desidero ringraziare il ministro Brunetta e l’intero Governo perché stanno facendo tornare il lavoro a quella dignità che deve avere e che qualcuno ha perso per strada, e forse anche per questo non ce n’è tanto in giro. Il lavoro, infatti, qualsiasi esso sia, a mio avviso, è dignitoso. Bisogna che tutti insieme riportiamo dignità al lavoro.

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Categories: Comunicati Stampa

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