Intervento in Assemblea della Sen. Ada Spadoni Urbani durante la seduta n° 132 del 26/01/2009 in merito alla conversione in legge del decreto-legge n° 185 recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale

martedì, aprile 7th, 2009 @ 4:12PM

Signora Presidente, colleghi senatori, onorevoli rappresentanti del Governo, la crisi finanziaria, iniziata nell’agosto 2007 negli USA, è dilagata velocemente, diventando inevitabilmente crisi sistemica e planetaria. Essa porta con sé la fine di un certo modello di economia che ha stravolto i ruoli degli attori economici: banche e società finanziarie in primo luogo, ma anche imprese, Governi e risparmiatori.

I dati ISTAT relativi al settore industriale italiano dicono che, rispetto ad un anno fa, il fatturato è diminuito del 13,9 per cento, mentre il calo degli ordinativi ha toccato il 26,2 per cento: un crollo della domanda interna e degli investimenti che minaccia, nel medio periodo, i livelli occupazionali. La crisi non ha esaurito il proprio potenziale distruttivo di ricchezza, e gli analisti, pur con previsioni discordi, ritengono che durerà ancora. Diamo dunque atto al Governo italiano di essere stato, già dal mese di luglio, forse il primo – anzi, in Europa sicuramente il primo – a mettere in campo misure importanti a sostegno sia delle famiglie che delle imprese. Ciò, nel rispetto di un obiettivo vitale: garantire che entro il 2011 il debito pubblico scenda sotto il 100 per cento del PIL. Un traguardo necessario per consolidare la fiducia degli investitori nei confronti dell’Italia e per sanare la grave situazione dei nostri conti pubblici, dei quali non dobbiamo mai dimenticare l’importanza. L’azione italiana è stata poi seguita, più tardi, dal piano dell’Unione europea per l’uscita dalla crisi: i 27 Paesi dell’Unione si sono accordati su una manovra congiunturale a sostegno dell’economia reale che prevede un incentivo finanziario coordinato pari a circa 200 miliardi di euro (1,5 per cento del PIL), a livello nazionale, e circa 30 miliardi di euro (0,3 per cento del PIL), a livello comunitario. L’atto in discussione oggi, però, non è il solo «decreto anticrisi» con cui si affronterà la congiuntura e non è solamente relativo a questo momento congiunturale: non si deve dimenticare che esiste anche questa azione europea, imponente, alla quale si affiancano, nel nostro Paese, altre misure sociali ed assistenziali già varate per la ripresa economica. Mi riferisco, per esempio (e ritengo questo aspetto molto importante, provenendo dalla Commissione lavoro), agli 8 miliardi di euro stanziati per gli ammortizzatori sociali e l’ampliamento della platea degli aventi diritto che oggi ricomprende i lavoratori che non hanno un lavoro stabile e le aziende più piccole: sono dunque ammortizzatori sociali speciali. Penso anche all’abrogazione dell’ICI, che l’opposizione non ha amato, senza capire invece che la casa è la cosa più importante per la famiglia, e che quella misura si va ad inserire all’interno di una più ampia politica per la famiglia. Sarebbe riduttivo e mistificante non considerare parte di un disegno di lotta alla crisi tutte le misure prese dal Governo in sede europea o a livello nazionale. Il decreto che stiamo esaminando è dunque parte di un’azione più vasta e complessa, che rappresenta il massimo di quanto ci è consentito con le risorse a disposizione e con il debito – tema sul quale ritorno – che ha il nostro Paese. Nel merito, con il provvedimento in esame si impegneranno per il 2009 circa 5 miliardi di euro: poco, ho sentito dire, ma gli interventi – come si legge nel decreto – sono flessibili, come i costi per la loro realizzazione, che pertanto, alla bisogna, potranno aumentare. Il provvedimento poggia su due pilastri: il sostegno alle famiglie, con il conseguente rilancio della domanda interna, e il sostegno alle attività produttive, per offrire possibilità di crescita economica. II sostegno alle famiglie si basa soprattutto sul bonus, che da solo vale 2,4 miliardi di euro, e sulla detassazione dei premi di produttività per i lavoratori, per un impegno di ulteriori 400 milioni di euro. Per le imprese è prevista la deducibilità del 10 per cento dell’IRAP su IRPEF ed IRES, per sgravi complessivi di circa 1,2 miliardi di euro. Non dimentichiamo poi l’IVA differita all’incasso, che ritengo una misura molto importante per sostenere la tenuta delle nostre imprese. L’80 per cento delle risorse previste nel decreto anticrisi è concentrato su queste due azioni, in modo da rendere più incisivi gli effetti sul sistema economico. Non manca tuttavia una serie di provvedimenti che non sono arrivati alle cronache dei giornali, ma che sono importanti. Mi riferisco all’accollo del costo dei mutui, qualora superassero la soglia del 4 per cento (sto parlando naturalmente delle famiglie); all’ampia manovra sulle tariffe elettriche, del gas, autostradali e regionali, che vengono congelate per un anno o per le quali si prevede un ampliamento delle fasce sociali. Discorso a parte merita il fondo per gli investimenti del Gruppo Ferrovie dello Stato (che mi sta particolarmente a cuore, esposto com’è ai lai che i pendolari quotidiani fanno, ormai da anni in questo periodo, perché temono che le loro corse vengano tagliate), istituito con una dotazione di 960 milioni di euro per il 2009. Il potenziamento del trasporto su rotaia, poi, con una mole di investimenti notevole, può essere un volano importante per lo sviluppo. Completa tale strategia l’autorizzazione ad una spesa di 480 milioni di euro all’anno, per tre anni, per assicurare l’espletamento dei servizi di trasporto pubblico ferroviario, che formano oggetto dei contratti di servizio stipulati da Stato, Regioni e Trenitalia spa (e ciò coinvolge i nostri pendolari). L’erogazione delle somme è condizionata anche al fatto che, per il 2009, non siano disposti aumenti delle tariffe dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale, come accennavo anche prima. Questa è indubbiamente una buona notizia, tuttavia chiedo – si tratta di una proposta, contenuta peraltro anche in un ordine del giorno che ho trasmesso ai relatori, affinché lo presentino – che il Ministero tenga conto, nell’emanazione del decreto con cui saranno erogate le somme sulla base dei contratti stipulati dalle Regioni con Trenitalia spa, anche dei diritti dei cittadini che vivono nelle zone meno servite dal gruppo Ferrovie dello Stato. Sarebbe davvero inconcepibile che, volendo dare slancio alla mobilità su rotaia, si permettesse una gestione residuale di questi utenti, che rischiano di essere tagliati fuori dal trasporto veloce, in generale, e dagli Eurostar, in particolare. Ho visto che si punta molto e si scommette sull’Alta velocità, ma l’Italia è lunga e ha bisogno di linee di trasporto. Il decreto in esame contiene alcune altre norme che, appunto, non sono salite alla ribalta dei mass media, come, ad esempio, la possibilità per il contribuente di usufruire dell’istituto dell’accertamento con adesione per la lotta all’evasione fiscale: l’adesione all’invito a comparire innesca un meccanismo premiale, riducendo le sanzioni applicabili. Si esce dunque dall’ottica dello Stato che sa solo punire e secondo le previsioni questo dovrebbe far salire le entrate di quasi 145 milioni di euro (e speriamo che questo accada veramente). Degna di nota è la lotta all’evasione, attuata con il maggiore controllo fiscale per le imprese di più rilevante dimensione, quelle cioè che conseguono un volume di affari e ricavi non inferiore a 300 milioni di euro. Tale importo verrà gradatamente diminuito fino a 100 milioni di euro entro il 31 dicembre 2011. Inoltre, per queste aziende i controlli sostanziali saranno continui. Piacerà a molti, penso, anche lo sgravio di 3 milioni di euro alle ONLUS per alcuni costi, come quelli dell’imposta catastale. Tra i 97 provvedimenti contenuti nel decreto-legge n. 185 ve ne sono altri importanti: la revisione degli studi di settore; la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili; le agevolazioni per favorire il rientro in Italia di docenti e ricercatori che operano all’estero; il finanziamento del Fondo per la tutela della sicurezza e del soccorso pubblico; il sostegno all’occupazione e all’imprenditoria giovanile attraverso l’innalzamento dell’età con cui si potrà avere accesso ai contributi. I dati di dicembre sugli acquisti hanno detto che il temuto crollo non c’è stato. Ciò non significa che non si doveva intervenire, come si è giustamente fatto e si sta facendo ancora con determinazione, soprattutto a sostegno delle realtà più deboli ed esposte. Concludo il mio intervento dicendo che abbiamo potuto fare tutto questo perché a capo del nostro Governo, con tanti abilissimi Ministri, c’è un Presidente che sa cosa significa intraprendere, creare e dare lavoro: è forse grazie a questa sua capacità, che non è solo politica ma si tocca con mano, che possiamo affrontare i tanti problemi che assalgono adesso il Paese.

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Categories: Comunicati Stampa

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