Intervento del Sen. Ada Spadoni Urbani durante seduta n. 026 del 24/06/2008 sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche»

giovedì, luglio 10th, 2008 @ 10:13AM

Signor Presidente, signori del Governo, signore senatrici e signori senatori, anch’io ho scorso i dati pubblicati dall’INAIL nel suo sito Internet: i morti sul lavoro nel 2007 sono stati 1.260 e gli infortuni 913.500. Questo ci dicono i dati ufficiali, come già annunciato da coloro che sono intervenuti prima di me.

Il costo sociale degli infortuni sul lavoro in Italia, calcolato dall’INAIL per l’anno 2005, ammonta a quasi 45,5 miliardi di euro (senza contare il costo delle vite perdute), pari a circa il 3,21 per cento del prodotto interno lordo. Nello specifico, i costi assicurativi sono stati solo 11.760.000.000 di euro, a fronte di 14.377.000.000 di euro per gli interventi e i dispositivi di prevenzione. Infine, per le altre spese legate ai danni da lavoro, che vanno, ad esempio, dal tempo impiegato dai colleghi delle vittime per il loro soccorso all’addestramento dei sostituti, dai guasti alle macchine alla perdita d’immagine da parte dell’azienda, si sono bruciati complessivamente oltre 19 miliardi di euro. Sappiamo che sette imprese su cento registrano ogni anno almeno un incidente e ci sono lavoratori, come nel settore dei metalli, delle costruzioni e dell’agricoltura, che sono particolarmente esposti.

Negli ultimi cinquant’anni le morti bianche in Italia sono comunque notevolmente e contestualmente diminuite; anche rispetto al 2006 si riscontra, per quanto riguarda i decessi, un calo: il trend è in questo senso. Ciò va sicuramente attribuito, più che a una legislazione efficace ed attenta, a una mentalità che si è fatta largo in tutti i soggetti che hanno responsabilità: lo Stato per i controlli, le aziende per l’applicazione di comportamenti un po’ più virtuosi, i sindacati per la maggiore attenzione che viene posta in materia di sicurezza nella gestione quotidiana dei contratti di lavoro. Certo, siamo ancora lontani dall’autosufficienza e ci sono zone grigie nel lavoro nero e sommerso dove non si denunciano gli infortuni: ciò rende le statistiche assolutamente meno attendibili.

Provengo da una Regione piccola, agricola, composta da un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese e qualche multinazionale dove, purtroppo, gli incidenti avvengono. So quanti infortuni non vengono denunciati nelle aziende familiari che operano in questo settore. La mia Regione, l’Umbria, in proporzione al numero dei suoi abitanti ha il numero più alto di morti sul lavoro. È per questo che mi sento particolarmente attirata, attratta, motivata da questo problema ed è per questo che ho chiesto di far parte della Commissione lavoro, perché mi pare importante capire (come ha detto prima il Ministro), approfondire, comprendere per prevenire e far cessare l’equazione: «morire per lavorare» che penso – da imprenditore quale sono – sia indispensabile perseguire.

Credo di poter dire che la Commissione d’inchiesta che sarà istituita non debba andare a puntare il dito; chi mi ha preceduto puntava il dito, ma non serve a niente, caro collega. Tutti i soggetti sanno che il costo sociale degli incidenti o delle morti bianche non vale il risparmio che il singolo può ottenere diminuendo gli standard di sicurezza. Il Testo unico recentemente approvato dovrà essere migliorato, a mio avviso, approfondito, puntualizzato, limato e reso attuabile secondo criteri di efficienza e di efficacia e privi delle demagogie di cui è intriso. A mio avviso così deve essere, prima di essere messo alla prova, essere inserito nella contrattazione collettiva, applicato dalle imprese, controllato dallo Stato, secondo un ritrovato spirito di collaborazione tra i soggetti nell’ottica del prevenire anziché del reprimere, perché il fine da perseguire è la scomparsa (appunto, come ho già detto prima) dell’equazione “morire per lavorare”.

Noi abbiamo l’obbligo di capire, infatti, quali sono i meccanismi che determinano gli incidenti e proporre interventi mirati. Condivido pienamente quanto ha detto poc’anzi il ministro Sacconi. Bisogna infatti che tutte le parti sociali lavorino insieme concordemente per realizzare il massimo contrasto al fenomeno. È importante proporre interventi mirati, chiedere l’educazione e la formazione dei lavoratori per evitare le stragi ripetute che hanno colpito il mondo del lavoro ed il Paese. Anche le modalità di soccorso reciproco sono sicuramente mirevoli, distinte; hanno fatto parte di una forma di solidarietà che però in certi casi ha prodotto tragedie, ha determinato altri dolori, ha ampliato l’effetto dell’incidente.

Dobbiamo capire perché i due terzi degli infortuni mortali si verificano nelle imprese fino a 15 addetti. Credo che molto si potrà fare anche con una azione finanziaria a favore della sicurezza, sostenendo le imprese nel supportare i costi aggiuntivi necessari perché entrino a regime nel prevenire e nel controllare per impedire: dico “impedire”.

Come dicevo, puntare il dito non serve. Bisogna veicolare l’idea che la sicurezza dei lavoratori non è terreno di scontro tra le parti ma argomento di azione comune e sinergia, nella ricerca della tutela del bene, di un bene, la vita e la salute delle persone che stanno al centro anche dell’attività produttiva. Questo è quello che conta: saggiare la situazione del Paese, fornire indicazioni ulteriori per aumentare le garanzie e incamminarci verso un modello di sviluppo che non metta più in conto la morte o l’infortunio per chi lavora.

Grazie al supporto dei dati, che la Commissione saprà fornire, che spero tutti insieme con il nostro lavoro sapremo dare come apporto a chi poi puntualizzerà con l’azione legislativa il problema, porgo l’augurio che possa svilupparsi un messaggio culturale nuovo che coinvolga con il mondo del lavoro e delle imprese anche e soprattutto tutta la società nazionale. Credo che gli incidenti sul lavoro siano un fenomeno da affrontare anche da un punto di vista culturale e collettivo. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e del senatore Astore).

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Categories: Attività in Senato

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