Intervento del Senatore Ada Spadoni Urbani sul decreto 61/2008 recante disposizioni finanziarie urgenti in materia di protezione civile al Senato il 27 maggio 2008

giovedì, maggio 29th, 2008 @ 10:44AM

 Signor Presidente, esponente del governo,colleghi senatori,

le immagini del terremoto che colpì nel settembre del 1997 vaste zone dell’Umbria e delle Marche,   sono ancora nella mente di tanti.

Molti ricordano i morti e i feriti di quei giorni e anche i danni toccati ad opere d’arte uniche al mondo, quali la basilica di San Francesco in Assisi.

Quel comprensorio è terra di terremoti (ne sono avvenuti già diversi negli anni.)   Ma il fatto eccezionale in quell’ occasione fu il perdurare, per settimane e settimane, delle scosse.

Migliaia di persone, in decine di città e borghi, furono costrette all’inattività:

Un intero tessuto connettivo umano, urbanistico ed economico, fatto di piccole imprese, aziende agricole e attività commerciali, fu spazzato via.

Malgrado la mole degli stanziamenti ,nei territori colpiti in quelle due regioni straziate dal sisma, né la ricostruzione, né la ripresa economica sono ancora avvenute in maniera piena, almeno, per certo in Umbria.

Non voglio qui fare polemiche, solo constatare una realtà.

Per venire incontro alle necessità dei cittadini e delle imprese nel momento dell’emergenza, lo Stato previde immediatamente la sospensione dei termini per i versamenti tributari e per il pagamento dei contributi, la cosiddetta busta pesante :misura urgente e necessaria in quelle circostanze, intervenuta,sempre ,come primo segnale di solidarietà sociale.

Una misura, va detto, che non era obbligata ma che ,era certo, finito l’emergenza e cessato lo stato di calamità, avrebbe dovuto essere sospesa e portare alla restituzione del dovuto.

Sono passati 11 anni, e la restituzione delle agevolazioni ricevute durante l’emergenza, è stata vissuta come  una sorta di agonia da cittadini,   imprese e  professionisti che ancora non capiscono come operare viste le scadenze imminenti  .

 

Di certo i cittadini di Umbria e Marche  hanno sempre saputo che  quel debito doveva essere onorato, come del resto era accaduto in passato, ma sono state negli anni loro profuse tante speranze sulla possibilità di un “quasi” condono del dovuto, che la finanziaria varata dal Governo Prodi  – con lo  stabilire un generico recupero delle tasse e contributi ,determinato con il decreto, nel al 40% – è stata percepita come una penalizzazione. Ciò anche perché le tante risorse stanziate ed investite dal pubblico e dal privato non hanno prodotto pienamente lo sviluppo che da tale investimento avrebbe dovuto scaturire.

So bene che lo Stato non può, in base alla normativa europea, varare aiuti sotto qualsiasi forma, a privati,ad imprese o rinunciare, in linea di principio, a riscuotere i contributi e tributi dovuti.

Allora io voterò a favore del provvedimento che è in discussione, pur avendo molte obiezioni su come è stata gestita tutta la vicenda della restituzione della “busta pesante” dai governi locali, e la ricostruzione del patrimonio edilizio, ma anche – e soprattutto – di quel sostrato socio-economico che è stato per secoli il tessuto connettivo dei comprensori colpiti dal sisma (e che ancora, a causa anche delle pastoie burocratiche imposte a livello regionale, non è stato ricostituito).

Se le case – e non ovunque – sono oggi tornate integre, non si stenta a cogliere che i mutui che le gravano costringono molti proprietari a vendere pur di rientrare, e impediscono ,anche il rifiorire  di attività economiche tanto che i residenti di un tempo se ne sono andati a vivere e a lavorare  altrove.

((Le prime case sono spesso diventate seconde case o abitazioni per soli anziani che vivono isolati una montagna spopolata,la più colpita , ove la ricostruzione non ancora completata, ne costringe alcuni a vivere , provvisoriamente sgombrati , nelle case di legno.)

Le Regioni avevano il dovere di far gravare di meno i costi della ricostruzione sulle famiglie e di non scegliere una politica che ha allontanato le imprese, come di fatto è avvenuto,

(Per questo ritengo strumentali posizioni demagogiche espresse in Parlamento e le voci che si sono levate, anche in sede locale, a richiedere un condono di contributi e debito fiscale.)

Se si vuol fare di più, visto quanto accaduto, come ho detto, credo che spetti alle Regioni, – che tanto si sono battute sotto il Governo Berlusconi , ben inteso, per ottenere una restituzione del solo 10% del dovuto, reclamando pari dignità con altre regioni  ,quale Sicilia e Piemonte, omettendo,  strumentalmente ,di precisare ,  che ivi non di busta pesante si trattava ,ma solo di condono fiscale tombale per le imprese, – compiere interventi perequativi, laddove ritenessero necessario, effettuati in maniera selettiva, mirata, a sostegno dei contribuenti ancora in difficoltà e delle aziende in affanno, fino a raggiungere quel rimborso massimo del 10% che in altre circostanze è stato richiesto.

Concludo assicurando il mio voto favorevole e facendo un appello all’esponente del Governo: visto che la ricostruzione non è ancora completata, vanno trovate le risorse mancanti per il suo completamento, per la stabilizzazione di tutto il  personale precario impiegato, oltre che per sanare le difficoltà fiscali dei comuni terremotati. Grazie.”

Posted by
Categories: Attività in Senato

No comments yet. Be the first!

You must be logged in to post a comment.