RELAZIONE DEL CONSIGLIERE ADA SPADONI URBANI SULLA SICUREZZA DI ORDINE PUBBLICO

venerdì, gennaio 4th, 2008 @ 2:16PM

  Signor presidente, colleghi consiglieri,

ritengo che con questa seduta straordinaria del Consiglio regionale possa giungere un chiaro messaggio alla comunità umbra: abbiamo superato la tentazione di archiviare la questione dell’ordine pubblico !

Anzi.

Quella di oggi può diventare una data importante per il recupero di una sicurezza sociale che i cittadini onesti reclamano e che è stata perduta nel corso degli anni perché tutti noi che facciamo politica abbiamo, ciascuno nella misura dei propri poteri e responsabilità, sottovalutato molti fenomeni.

Questa è l’occasione delle analisi di quei fenomeni e delle proposte per trovare una nuova prospettiva di ordine e di sicurezza.

 

La nostra presenza qui sta a significare in primo luogo che non sarà più accettabile minimizzare, voltare le spalle, tentare di archiviare: questa è stata la prima colpa che per troppo tempo ha contraddistinto la politica e le Istituzioni dell’Umbria. Ma ora abbiamo preso consapevolezza di una realtà spiacevole e insieme vogliamo combatterla.

Non accetteremo mai più che si seppellisca la testa nella sabbia di fronte a gravissimi episodi criminali come quelli accaduti negli ultimi tempi. In effetti ci chiediamo come è stato possibile sottovalutare una sequela di fatti che ha visto la nostra piccola regione sotto i riflettori della stampa e dei media di tutto il mondo ? dagli arresti della cellula di terroristi islamici alla periferia di Perugia, fino all’omicidio di una giovane studentessa inglese, passando per una quantità incredibile di atti criminali più o meno gravi singolarmente, ma che complessivamente hanno creato altissimo allarme tra la popolazione e si è data l’immagine di una regione ormai allineata sui peggiori standard delle grandi aree urbane metropolitane.

 

Qui, noi, adesso dobbiamo chiederci come si è giunti a questo ?

Certo, c’è stata la trasformazione nel tessuto sociale dovuta a mutamenti della realtà a livello mondiale. Ma anche la nostra impreparazione ad affrontare i tempi nuovi è un elemento che localmente ha lasciato andare in cancrena tante situazioni. Se penso, per esempio, che si sono dovuti “bonificare” pezzi di un quartiere di Perugia o che altre aree, soprattutto nei centri storici delle nostre cittadine, sono divenute ghetti marginalizzanti dove si moltiplicano forme di delinquenza, siamo di fronte a forme di accoglienza o di sviluppo edilizio sbagliate.

Qualcuno ha scritto che da tutto il negativo che è emerso può crearsi una occasione per confrontare la nostra storia e la nostra cultura con i limiti ed i ritardi di oggi, per trovare la strada di un cambiamento nel modo di sentire l’integrazione con mentalità e culture diverse.

Io, a questo proposito, faccio una proposta: dobbiamo uscire dalla “dittatura della tolleranza”, che pur positiva ha senso pieno e vero se ci si richiama al rispetto fermo delle norme che ci sono.

La tolleranza ha anche un altro aspetto: quello che vede la nostra cultura, la nostra fede cristiana – qui ancora largamente prevalente – degna di mantenere gli spazi che ha e che non infastidiscono nessuno. Una insana idea di tolleranza ha tentato di svuotare, nelle nostre scuole, per esempio, le nostre tradizioni, pur fortemente radicate e di “annacquarle”.

Invece ogni tradizione deve essere rispettata e convivere insieme alle altre.

Quando si parla di crisi dei valori (e principalmente nei giovani) si deve andare a fondo al problema e recuperare a cominciare da questi principi. Tutti coloro che nelle associazioni di volontariato o nelle parrocchie, nei circoli culturali si adoperano per diffondere speranza e rispetto vanno sostenuti. Le Istituzioni debbono allearsi, ed è già molto tardi, con questi soggetti alla scuola e all’università ove si formano coscienze e cultura critica. La lotta ai fenomeni di emarginazione, di tossicodipendenza, passa attraverso azioni di lungo respiro, oltre che chiedendo nuove norme e pene certe per chi prospera criminalmente a danno di tutti. Anche questo è un punto ben preciso della nostra mozione sul quale invito tutti a riflettere

La partecipazione attiva dei cittadini con o senza fede religiosa, di ogni credo e cultura, alla vita democratica nasce così. La partecipazione diventerà sempre di più, in una realtà eterogenea, il vero anello di congiunzione tra istituzioni democratiche e cittadini. Recuperare questo dialogo, dare strumenti alle persone che vivono problemi nuovi ma che possono aiutare a superarli e l’altra sfida al potere che si è via via sempre più concentrato nelle mani di pochi organismi.

Il reticolo sociale ed istituzionale dell’Umbria rischia di essere una promessa vuota che allontana l’integrazione. Il dialogo come metodo la ripartizione del potere su più livelli è la strada. Tornare a dare alla gente, a livello di base, la possibilità di incidere su scelte che, altrimenti, risponderanno a logiche di altro genere è un modo per cambiare volto alle città ed al territorio.

 

C’è poi il capitolo della sinergia con le forze dell’ordine, intente nell’azione di prevenzione e di repressione. Anche in questo la nostra Regione deve prendere una iniziativa forte, sia a livello nazionale nel dialogo con il Governo sia a livello locale, nel ricercare un sistema di interventi che vada a semplificare l’attività di polizia e carabinieri e a sostenerla mettendo in campo le competenze e le risorse degli enti locali.

Alle forze dell’ordine non può essere richiesto tutto. Non è possibile. Ma ogni cittadino può essere una risorsa se messo in condizione di collaborare, di non sentirsi minacciato dalla criminalità in questa sua opera. Ci aspettiamo che la Giunta possa studiare ed attuare con le autorità di pubblica sicurezza un piano per restituire le città alla gente onesta, al lavoro dei commercianti e degli artigiani che non si debbono più sentire minacciati.

La microcriminalità non è tollerabile quanto la grande criminalità.

Anche su questi punti è esplicita la mozione che abbiamo presentato.

Mi auguro che oggi il Consiglio regionale dell’Umbria possa trovare un minimo comun denominatore su tutti questi punti, abbandonando impostazioni ideologiche o fideistiche che non aiutano a leggere la realtà per quello che è né a restituire agli elettori e a tutti i cittadini quanto ci chiedono: sicurezza nella libertà.

 

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